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Diario
13 gennaio 2012
E ancora corro.
E ancora corro,
tra fantasmi e ricordi, tra giorni grigi e vuoti, tra pioggia di vento, in valli di silenzio, in case disabitate di città abbandonate e
mi vedo,
da bambino, da ragazzo, da adulto, mi vedo come in un film che va avanti veloce, scuola, caserma, ufficio, amici, amori, umori, dolori e
corro,
scivolando tra le trame, tra storie e dispiaceri, tra risate false e vere, passo tra immagini e figure, situazioni e decisioni e
manca il fiato,
ogni tanto non respiro, mi fermo stanco poi riparto, curioso di capire, di studiare, la mia vita e i miei pensieri, di rivivere e poi morire, di ferire e poi curare e
infine
arrivo ad oggi, mi blocco e guardo indietro, osservo tutto il percorso, sorrido triste, poi vado avanti, con forza che sa di rabbia
e ancora corro.

| inviato da Ombra il 13/1/2012 alle 13:0 | |
6 gennaio 2012
Profondo rosso.

Il coltello scende veloce, quasi rabbioso, taglia, spacca e intanto il rosso schizza da tutte le parti, lunghi zampilli incontrollati partono dal basso verso l'alto fendendo l'aria, dita inzuppate color carminio si muovono con sicurezza... no, nessun omicidio, sto semplicemente sgranando il melograno cercando di far ricadere i semi nella ciotola. Quando finisco di lavorare l'ultimo melomenagramo il lavandino, il piano da lavoro e le maioliche della cucina sono completamente rosse che se avessi scannato un maiale sarebbe stato meglio. Dopo i rigatoni alla gricia, saltimbocca alla romana contornati da insalata-patate arrosto-funghi trifolati, accompagnati da pane fresco morbido e profumato, il tutto allagato da vino rosso, ecco apparire i semi di melograno che dicono facciano digerire, lasciati freddare in frigo con un pizzico di zucchero, di cui una parte va a finire nel bicchiere di spumante e, per lo stroncamento finale, le paste della pasticceria di fiducia quarantennale. Tutto questo per festeggiare in famiglia il grande, grandissimo evento: le feste che con oggi si tolgono dalle palle.
| inviato da Ombra il 6/1/2012 alle 21:30 | |
5 dicembre 2011
Polvere.
Ricordo la piccola camera con il pavimento in legno e la luce ghigliottinata dalla serranda, così che ne entrasse solo un sottile fascio, una nuda scrivania senza fogli né portapenne messa sotto la finestra, una sedia sul davanti e di lato, addossato alla parete, un minuto letto con la coperta in lana colorata e un comodino con una lampada sopra a completare il tutto.
Un bambino molto esile coi suoi balocchi sparsi in terra giocava in silenzio, solo il rumore della tivù proveniente da un'altra stanza tradiva la presenza di altre persone nella casa.
Ad un tratto il piccolo alzò la testa e, come accorgendosene solo in quel momento, vide il raggio di luce che disegnava sul pavimento marrone un disco luminoso, dapprima restò immobile a guardare coi suoi occhioni grandi e neri, poi immerse le piccole mani nella luce, come si fa con un getto d'acqua che vien fuori da una fontana.
Era incantato particolarmente dal pulviscolo che danzava incessantemente nel raggio di luce, centinaia di microscopici puntini che si muovevano ora su ora giù, poi sparivano e riapparivano brillando come stelle, veniva da pensare all'universo e agli sciami di pianeti, galassie e nebulose presenti nel creato, finiti come per magia in quel piccolo fascio che s'intrufolava curioso dalla finestra.
Vi lascio immaginare che maraviglia suscitò quella apparizione nel bambino che subito aggiunse con la fantasia infinite astronavi e viaggiatori siderali, navicelle dalle forme tondeggianti con grandi razzi infuocati come leggeva nei fumetti di Flash Gordon, il suo eroe spaziale preferito, sognò dunque di sbarcare su sconosciuti pianeti e di trovare ogni varietà di forma vivente, uomini-pesce, donne-leopardo, giganti con quattro braccia, animali mostruosi con mille occhi e poi uomini verdi, rossi, blu e di ogni altro colore possibile.
Quando fu stanco di mondi alieni, considerò la possibilità che l’universo non fosse infinito solo andando al di là delle stelle, ma che fosse sconfinato anche nel piccino, nel microscopico, in quel momento per lui ogni singolo granello di polvere poteva contenere chissà quanti e quali universi e pianeti e mondi, e magari in quello stesso istante, chissà dove e in quale dimensione, un bambino stava osservando la polvere di un raggio di luce pensando ai misteri del cosmo, proprio come lui.
Infine, destandosi da quel sogno breve, tornò ai suoi balocchi che lo aspettavano pazientemente sdraiati sul pavimento e continuò a giocare silenziosamente, mentre la tivù si sforzava imperterrita nel testimoniare la presenza di qualcun altro in casa, ma chissà in quale universo.
| inviato da Ombra il 5/12/2011 alle 12:50 | |
1 dicembre 2011
Giganti e gnomi.
Una volta sulla terra vivevano numerosi giganti che erano grandi anche di pensiero, realizzavano vaste opere, tra loro c'erano grandi pittori, poeti, musicisti, attori, scultori, scrittori, filosofi. Erano grandi di sentimenti e di bontà e dalle loro alte teste vedevano molto lontano.
C'erano anche gli gnomi, piccoli di pensiero e sentimenti, realizzavano opere piccine e, invidiosi dell'ammirazione che la gente nutriva per i giganti, iniziarono ad odiarli e cospirare a loro danno, spargevano maldicenze, li criticavano in ogni cosa, infine si appropriarono del potere, dei giornali e delle tv per metterli in cattiva luce, inventarono regole, regolette e cavilli per dare loro fastidio.
Così per i giganti fu sempre più difficile realizzare opere e vivere tranquilli, finché stanchi e delusi, un triste giorno, si riunirono e di comune accordo decisero di andarsene via, di sparire, di rifugiarsi in un posto isolato e nascosto, dove nessuno li avrebbe più tormentati.
Da allora gli gnomi si credono dei giganti e si producono in opere che dicono essere grandiose, si vantano molto e si fanno complimenti tra loro, si lodano di continuo e la gente che ormai non ha più ricordo dei giganti applaude per ogni piccola cosa, l'odio viene chiamato amore, la corruzione onestà, la superficialità viene al posto della profondità di pensiero e tutti sono bravi a far tutto e ogni cosa viene consumata in fretta, senza sentirne più il sapore.
La sola cosa gigantesca rimasta è un enorme senso di vuoto che non verrà più colmato.
| inviato da Ombra il 1/12/2011 alle 11:11 | |
22 novembre 2011
sConsiderazioni #4.
Inizi a capire d'avere una certa età quando guardando una persona non te ne viene in mente un'altra conosciuta nel passato, ma tante altre.
| inviato da Ombra il 22/11/2011 alle 14:30 | |
2 novembre 2011
sConsiderazioni #3.
Mi sono sempre chiesto... ma un pastore come fa a sapere quante pecore ha nel gregge?
Se prova a contarle di sicuro si addormenta.
| inviato da Ombra il 2/11/2011 alle 22:40 | |
31 ottobre 2011
sConsiderazioni #2.
P.le Flaminio ore 14,00 in piena luce solare.
Un ragazzo e una ragazza venti/venticinque anni mano per la mano mi domandano.
- Scusa ma non c'è un Mac da queste parti? Mi sembra ce ne sia uno in via del corso e uno a piazza di spagna...
- Sì, uno è più avanti a via del corso, l'altro è a piazza di spagna.
- Se non ricordo male a piazza di Spagna ci si arriva con la Linea A...
- Sì ci si arriva.
- E' questa l'entrata per la metro vero?
- Sì.
- Si fa prima che andare a piedi.
- Certo si fa prima.
- Quindi è meglio prendere la linea A e scendere a piazza di spagna.
- Certo è meglio.
- Grazie, ciao.
Ecco.
Secondo me.
Molto spesso le domande contengono già le risposte.
| inviato da Ombra il 31/10/2011 alle 16:50 | |
21 ottobre 2011
sConsiderazioni.
Egoisti, superficiali e anaffettivi si comportano come chi vuole saziare la fame col digiuno.
| inviato da Ombra il 21/10/2011 alle 14:50 | |
8 ottobre 2011
5 minuti.
Sono le 17,15 ed ho finalmente 5 minuti per scrivere... di solito come metto le mani sulla tastiera accade qualcosa, vediamo di fare una specie di cronaca in diretta. Sento delle voci dalla cucina, qualcuno discute, la solita lotta delle opinioni, ci si sfida con le idee come cavalieri su bianchi destrieri; qualcuno (ella) è arrivato alle spalle, mi ha baciato sulla nuca e visto il movimento frenetico delle dita sui tasti ha detto: me ne vado. E siamo alle 17,18 di questo sabato silenzioso e cupo, mi aspettano ancora mille giri e mille ne ho fatti per mettere su la casa in cui andrò a vivere tra (spero) pochi giorni. Sono le 17,20 ho fatto un giro su FB e poi ho visitato qualche blog senza però avere il tempo di commentare... mi stanno già chiamando, vado.
| inviato da Ombra il 8/10/2011 alle 17:20 | |
10 agosto 2011
foglie al vanto

d'improvviso e distolto dai pensieri, calato com'ero, come secchio nel pozzo, che nella luce mattutina che allaga il tram dai vetri, vedo fuori volare le foglie, morte e colorate, come farfalle, come gioco di bambini, come anime senza prigione corporea, stasi dei passeggeri seduti nel silenzio e il turbine di svolazzi fuori, resto fermo che nemmeno provo a respirare nel timore di rompere l'incanto, osservo
e so che è un regalo messo lì per me
e so che resterà in me ben conservato
e so che c'è molta bellezza se si è pronti per la bellezza
e so che il tempo non esiste
e so di essere malato di nostalgia
e so che a volte sento la mia mancanza
e so che poi mi ritrovo, tra le foglie
a colorare il vento
| inviato da Ombra il 10/8/2011 alle 15:15 | |
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