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Diario
17 maggio 2013
L'agguato.
Cammino in strada e noto tre uomini che mi guardano in modo strano, faccio finta di nulla e passo oltre quando vedo altre due persone che mi osservano con un sorriso compiaciuto, poi come ad un segnale convenuto uno dei due mi spintona, mi spavento e per un attimo non so come reagire, ma prima che possa formulare un solo pensiero mi sento afferrare da dietro, qualcuno tira, un altro spinge, in preda al terrore mi ritrovo steso in terra con quei pazzi che mi tengono schiacciato, mi bloccano gambe e braccia, non posso muovermi... ma che minchia succede?!? Ad un tratto vedo arrivare un tipo coi baffetti e lo sguardo da pazzo che tira fuori delle forbici enormi e inizia a tagliarmi i capelli mentre gli assalitori sbottano: era ora! e che diamine! andare in giro co' sti capelli!! è una vergogna...
Mi sveglio di colpo, mi alzo dal letto e vado allo specchio e faccio una stima del capellame: va bene va bene, messaggio onirico ricevuto, oggi pomeriggio vado a tagliarmi sto cespuglio!!
| inviato da Ombra il 17/5/2013 alle 20:30 | |
8 maggio 2013
Cosa sognano le bambole.
Cosa sognano le bambole dietro i loro occhi di vetro? Occhi che non possono piangere e guardano sempre, senza pausa, il mondo attorno. Sognano forse quando erano in una vetrina, sotto luci ruffiane, esposte agli sguardi e desideri della gente, la paura e la voglia di essere scelte e portate via, non importa dove purché lontano. Sognano i giorni in cui erano il centro del mondo, circondate da sorrisi e mani che vestivano e pettinavano senza stancarsi mai, mani che stringevano durante la notte fino all'arrivo del sonno. Cosa sognano le bambole dietro i loro volti di plastica? Ora che sono abbandonate in un angolo a prendere polvere, nel silenzio di stanze chiuse dove nessuno ride più, nella penombra di giorni sempre uguali. Oggetti. Sospesi nella loro bellezza di vestiti merlettati e labbra dipinte, senza un cuore, senza un'anima, senza aver mai vissuto veramente. Cosa sognano le bambole nel vuoto che portano dentro? Di vivere? Di morire? Di poter chiudere gli occhi e fingere di sparire nel buio? Oppure di essere tenute ancora una volta da mani dolci e gentili, di essere guardate ancora da occhi luminosi, di essere ancora per qualcuno il centro del mondo.
| inviato da Ombra il 8/5/2013 alle 12:30 | |
3 maggio 2013
Dialogo Tipo. /230
- Bé e allora? Non ti avevo detto di sistemarti l'armadio? Guarda che macello...
- A papà c'ho messo un post-it sullo sportello non lo vedi?
- Un post-it?!?
- Sì un bigliettino, c'è scritto "Dopo sistemo l'armadio", infatti lo sistemo nel pomeriggio...
- Che?!? Ma se è una settimana che devi sistemare...
- E allora? Tanto c'è il post-it...
- Ah sì? Pure io c'ho un post-it sulle chiappe, c'è scritto "Dopo me lo pulisco"... forza sistema 'sto armadio!!
- A papà però...
- Ma che c'hai al posto del cervello, cinque neuroni che ballano l'harlem shake?!? Daje non me fa arrabbià...
| inviato da Ombra il 3/5/2013 alle 18:20 | |
28 marzo 2013
Dialogo Tipo. /229
- Papà ci sei andato poi a parlare coi professori? - Sono arrivato tardi, ho parlato solo con l'insegnante di tedesco. - E che ti ha detto? - Boh!!! E chi ci ha capito niente...
| inviato da Ombra il 28/3/2013 alle 13:30 | |
4 marzo 2013
Real life #1: a poco prezzo.
Appena sveglio ho avuto a mia disposizione una finestra che guarda sui tetti di Roma, tante piccole case ancora addormentate e sullo sfondo le montagne bluastre annegate nel cielo, poi l'odore del caffè e il sorriso della mia donna; ho avuto la penombra di una cameretta con due figli ancora immersi nei sogni e i loro capelli da accarezzare piano, la doccia calda, il silenzio del mattino, uno specchio dove radere un volto sempre più stanco. In strada ho avuto il saluto di due gatti e il buongiorno di una vecchia dai capelli bianchi raccolti in uno chignon, poi la metro delle donne con due borse, una di pelle e una di tela col pranzo e l'acqua dentro, degli uomini col giornale aperto a lenzuolo, dei piccolini con la testa dormiente abbandonata sul petto della mamma prima di essere lasciati da nonne o nido, dei tablet presi a ditate, degli smartphone che bippano e delle orecchie tappate con la musica. Ho avuto il solito cappuccino e gli scambi di battute col barista mentre dietro i vetri passavano auto e pedoni scontornati dalla luce del sole appena venuto fuori, ho avuto un ufficio e i colleghi con cui parlare, un computer con cui arrabbiarmi per la lentezza, le telefonate di lavoro e quelle personali con i disegni veloci che appaiono sui fogli mentre parlo, il pranzo al bar di sempre, lo chef con cui discorro di cucina e di programmi tivù sulla cucina, il caffè amaro e perfetto che riempie bocca e anima. Ho avuto anche una sera vellutata e morbida, con le finestre e le vetrine illuminate, con gente che passa nascosta dai pensieri, qualcuno con i cagnolini guinzagliati a seguire, ho avuto una mano tesa verso di me da riempire con un soldo, due turisti con la cartina aperta in mano da informare, un suonatore bravissimo sotto la metro, poi tutti i viaggiatori stanchi per la giornata con la mente fissa ad una poltrona o una cena; ho avuto infine la meravigliosa sensazione che si ha quando arrivi al traguardo, i negozi sotto casa, qualcuno che ti conosce e saluta, il latte e pane da prendere per sicurezza, il saluto di chi ti salta al collo appena apri la porta, un'altra doccia, la cena pronta o da preparare o la telefonata all'amico delle pizze a domicilio, due parole mentre si mangia, gli scherzi, le domande sempre imprevedibili dei figli, un avviso sul diario di scuola da firmare, i pigiamini e i pigiamoni, un dvd alla tele, il rumore regolare degli spazzolini, i baci della buonanotte, la lampada che si spegne e lei che mi abbraccia. Ho avuto tante cose anche oggi e in cambio ho dovuto dare solo un altro giorno della mia vita.
| inviato da Ombra il 4/3/2013 alle 15:0 | |
8 febbraio 2013
Storia di una supposta che si credeva un missile.
Nel momento stesso in cui uscì, spinto da forza invisibile, da quella stanza comoda e calda e confortevole si rese conto di essere stato fregato; un uomo gigantesco senza motivo gli rifilò uno schiaffone sulle chiappe nude e lui cominciò a piangere disperato: era nato. Seguirono anni di grembiulino e fiocco sempre disfatto, di scarpe a sandaletto rovinate dai calci al pallone, di cartella odorosa di plastica e merendine, di libri con illustrazioni stupende e filastrocche messe lì apposta perché c'era l'ingrato compito d'imparare a leggere e a far di conto, e per un po' ebbe l'illusione che la vita avesse anche dei lati deliziosi. Alle medie cominciarono i primi problemi, i bulletti che alzavano le mani e qualche professore psicopatico col due facile facile, i vestiti dismessi e consunti del fratello più grande con le maniche da cui spuntavano solo le dita, ma la cosa per cui era diventato lo zimbello della scuola erano i capelli: il padre lo portava impietosamente dal suo barbiere anacronistico che usava forbici a cesoia e lame a pettine che gli procuravano bozzi e depressioni degne di un soufflé esploso. Poi arrivarono i giorni delle cotte e dei fogli tempestati di cuoricini e frecce ad infilzare, dei rossori e delle poesie scritte sotto al banco, delle feste pomeridiane a casa dell'amico di turno, dove osservava come fosse allo zoo i suoi compagni col ciuffo colante brillantina rifare le mosse di John Travolta per far colpo sulle ragazze. Andando avanti con gli anni si accorse che le difficoltà aumentavano e, col suo bel carattere predisposto all'ascolto e alla comprensione, aveva spesso la sensazione di essere alla mercé di tutti i frustrati e insoddisfatti del mondo, fosse andato avanti di questo passo aveva solo due scelte: diventare prete oppure psicologo. Ma non indossò mai l'abito talare né fece sdraiare i clienti sul lettino, in compenso collezionò una serie interminabile di fallimenti, fallì in amore dove per decenni ebbe la fortuna di un puntaspilli in una sartoria, fallì nelle aspirazioni artistiche dove ebbe sempre il destino di una patata alla fiera del puré, fallì nel lavoro, famiglia, amicizie... insomma seminava grano e raccoglieva grane. Sembrava fosse una regola matematica o un copione già scritto e non più modificabile, un film già montato e distribuito nei cinema, la pena di Sisifo, la sfiga del castello di carte che crolla all'ultima carta o della supposta che si crede un missile. Ancora oggi quando vede andare in frantumi un progetto, un desiderio, una speranza lo si sente mormorare velocemente qualcosa, qualcosa di non intelligibile, qualcosa che somiglia a: ioloavevocapitosubitodiesserestatofregato.
| inviato da Ombra il 8/2/2013 alle 15:20 | |
16 novembre 2012
Il grande vuoto.
Lo psicologo direbbe che è un grande vuoto, ma la depressione da un punto di vista pratico è non vedere più lo scopo nelle cose, l'inutilità del parlare, uscire, vivere, e diventa difficile anche fare una semplice telefonata al tizio che deve ripararti il citofono; figuriamoci scrivere. Per me oggi è come scalare l'Everest e ci sono riuscito con l'inganno, non ho pensato: ho aperto l'editor e via, che se mi fossi fermato un solo istante a ragionare avrei lasciato perdere. A volte passo in rassegna nella mente tutte le storie che mi vengono, i racconti surreali, quelli un po' tristi, comici, col finale a sorpresa o dedicati ad uno stile di scrittura specifico, li vedo scorrere come fossero già pubblicati e poi li lascio lì, come foto conservate nel cassetto. Mi capita di pensare al blog come ad un vecchio amico che non vedi da tempo e che t'imbarazza rivedere, senti di averlo un po' tradito non essendo stato più sincero, pubblicando foto o disegni pur di non parlarci veramente, come facevo un tempo. Ma raccontare certe cose equivale a mettersi nudi, perché la mia vita è una vita difficile e spesso drammatica, con episodi che lacerano fin dal profondo, allora è meglio evitare questo amico silenzioso perché sa leggerti negli occhi e, dietro quel finto sorriso, sa benissimo che stai provando del dolore. Lo psicologo direbbe che di buono ho che so trasformare la depressione in qualcosa di positivo, che so creare grazie alla mia indole artistica, che ho un grosso senso di responsabilità verso gli altri che m'impedisce di andare a fondo; lo psicologo dietro la vetrina dei suoi occhiali e dei suoi libri mi osserva e ascolta, poi dice che ho un grande senso dell'umorismo e che uso l'ironia per sdrammatizzare e uscirne sempre fuori, che ho una grande forza e tenacia. Di fatto è un anno e mezzo che ascolta le mie cazzate. Ora siamo sulle due volte al mese, ma ci sono stati periodi in cui ci vedevamo anche due volte a settimana, so che vorrebbe fare di più per me e che in alcuni momenti si sente impotente, so che vorrebbe vedermi risorgere, come fosse il lieto fine del film, io invece vorrei poter volere, sarebbe già un grande passo. Ora non mi resta che cliccare su Pubblica ed è fatta, sarò riuscito in qualcosa che reputo perfettamente inutile ma che devo fare proprio per questo, come prendere una medicina, e sarà come dire una cosa che non ho mai detto.
| inviato da Ombra il 16/11/2012 alle 11:30 | |
23 agosto 2012
Ho voglia di essere porco...
Cara vieni da me che ti faccio il porco... bé perché sei nuda?!? Cosa avevi capito?? Ahiii ahiiii... no dai!!! Con il ferro da stiro mi fai male... ahia!!! E santa polenta!! Non si può più fare uno scherzo!!!
Lo so, la chicca sono i calzini... purtroppo non ho trovato quelli bianchi.
| inviato da Ombra il 23/8/2012 alle 17:30 | |
9 agosto 2012
Rimba-pizza Express.
Fame da lupi, doccia fatta e le pizze quasi in arrivo yuppi yuppi!! Poco dopo ecco il citofono e alla parola magica "E' il regazzo de' a pizza" apro immantinente. Sale con lo scatolone gigante spandendo nell'aria un profumo bestia, due parole, due cavolate, pago mettendoci anche la mancia e tante grazie. Chiudo la porta, mi giro e le pizze sono sparite, seguo un po' l'odore in giro, poi mi arrendo: va beeeene... dove le avete nascoste? La mia compagna e il bimbame si guardano col punto interrogativo stampato in faccia, il più piccolo esordisce: a papà ma possibile che ti va sempre di scherzare? Dove le hai nascoste? Nascoste? Io?!?!? Inizia un tira e molla tipo: e tirate fuori 'ste pizze, no le hai nascoste tu, ma sentili lo so che le avete nascoste voi, e daje papà basta co' sti scherzi ecc... ecc... La discussione viene interrotta dal din-don della porta: è il regazzo-de'-a-pizza. Ride: sto proprio rincojonito, me ne so' annato via co' le pizze, me ne so' accorto che già ero sur motorino!! Gli dico che pure io a rimbambimento sto bene grazie, afferro con mani artigliate il mega-scatolone contenente pizze, olive ascolane, supplì e bevande... e finalmente si mangia. Inutile dire che per tutta la cena sono stato preso per le chiappe: a papà ma come hai fatto a pagare senza prendere le pizze? Già, bella domanda... ma per Rimba-Man nulla è impossibile!!
| inviato da Ombra il 9/8/2012 alle 15:10 | |
24 luglio 2012
The new toolbar/tavola calda.
Bene la vecchia toolbar che ci ha tenuto compagnia per circa due mesi saluta e se ne va, peccato perché mi era abbastanza simpatica...
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...ma la nuova mi fa troppo ridere, in seguito pubblicherò le foto nel dettaglio perché vale la pena spenderci due parole...
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...tutte le foto sono di me medesimo, anche ahimé quella vestito da maiale o da trans tardone, sulla sinistra compaiono quelle in cui ero giovincello e andando verso destra si vedono gli effetti dei secoli che passano, spero questa toolbar/tavola calda (a me un cappuccino) sia di vostro gusto.
| inviato da Ombra il 24/7/2012 alle 21:59 | |
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